Catacombe di Domitilla

Via delle Sette Chiese, 282 - Roma
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Trasporti pubblici: Bus 714

Anche la catacomba di Domitilla, come nel caso di Priscilla, prende il nome dalla proprietaria del fondo, molto probabilmente si tratta di Domitilla Flavia moglie di Clemente Flavio console romano della famiglia dei Flavi, stessa gens degli antecedenti imperatori Vespasiano e suo figlio Tito, famosi tra l'altro per aver fatto costruire l'anfiteatro Flavio, altrimenti detto a posteriori niente di meno che....Il Colosseo.
Il terreno dei Flavi situato sull'antica via Ardeatina inizia così ad essere adibito a cimitero ipogeo della famiglia dei Flavi, la catacomba nasce comunque in un'area già destinata a necropoli sopraterra come del resto era usanza per tutte le antiche vie consolari e la vicina Via Appia ne mostra ancora le testimonianze.
La Catacomba di Domitilla si sviluppa principalmente su due piani di cui il secondo risulta più antico data la presenza di tombe di probabile culto pagano a cui succedono gli impianti comunitari a servizio dei fedeli.
Nella catacomba l'attrazione viene rapita dalla basilica di Nereo e Achilleo, due martiri che hanno reso per secoli il luogo meta di pellegrinaggi, ai piedi della scala d'ingresso è affisso il carme che papa Damaso dettò in onore di questi martiri che furono passati alle armi anche se loro stessi erano militari, probabilmente si trattava della persecuzione di Diocleziano che alcuni testi riportano proprio come iniziata da "i fratelli dell'esercito" .
Sotto la basilca c'è l'ipogeo dei sarcofagi con presenti due sarcofagi con protomi leonine ed uno con l'immagine di un fanciullo, il più antico dei tre mostra iscrizioni funerarie relative alle gens Flavi-Aureli.
Nel corso del IV° secolo si sviluppò la regione che viene chiamata "retrosanctos" data la partenza a raggiera di tre bracci proprio dall'abside dei santi Nereo e Achilleo, in uno di questi si trova la pittura chiamata "Matrona Veneranda" che raffigura Santa Petronilla nell'atto di introdurre la veneranda in paradiso, S. Petronilla venne erroneamente indicata come figlia di San Pietro e divenne protettrice dei Franchi, la reliquia riposa in Vaticano nella famosa Capella regum Francorum.
Il nucleo della catacomba chiamato "ipogeo dei Flavi" si sviluppa intorno al II secolo e presenta decorazioni non marcatamente cristiane, probabilmente le prime deposizioni furono di carattere pagano, poi verso il 220-230 d.C. la decorazione che riveste tutta la galleria mostra caratteri paleocristiani, infine l'inserimento della scena biblica "Daniele tra i leoni" sancisce la cristianizzazione dei Flavi.
Altra regione interessante è "il cubicolo di Ampliato" , si tratta del sepolcro di tale Ampliato, esso presenta quattro fasi decorative che vanno dall'inizio del III alla metà del IV, ovvero partendo da uno stile simil-pompeiano, passando allo stile figurativo bucolico, poi con decorazioni di tipo araldico ed infine a raffigurare scene di vita reale o raffigurazioni della vita di Cristo.
Il pellegrinaggio richiamato dalla basilica di Achilleo e Nereo presso questa catacomba, terminò determinando l'abbandono del sito verso l'inizio del IX secolo allorquando, dopo secoli di invasioni barbariche, per renderle più sicure papa Leone III fece trasferire le salme dei suddetti martiri all'interno delle mura romane, ricostituendo la chiesa di Nereo ed Achilleo presso le terme di Caracalla.

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