Di Diana (Wallaby)

Premessa
Abbiamo compiuto questo viaggio nel 1998 ma il ricordo è talmente vivido ed indelebile che, con l'aiuto degli appunti presi, non è stato difficile ricostruire questo diario. Consideriamolo quindi il "diario di bordo dell'anniversario".

LETTURE
Australia - le Guide Blu - Touring Club Italiano
Australia - Marco Moretti - Clup Guide
E venne chiamata due cuori - Marlo Morgan
La mia Australia - Sally Morgan
Le vie dei Canti - Bruce Chatwin
We of the never never - Mrs Aneas Gunn (acquistato a Mataranka)
Il cielo, la terra e quel che sta nel mezzo - Marlo Morgan (letto nel 2003)

OPERATIVO VOLI
Lun. 3 ago. Milano Roma AZ 2039 07:00-08:05
Roma Singapore SQ 339 12:30-06:20
Mar. 4 ago. Singapore Darwin QF 239 21:35-03:35
Dom. 16 ago. Alice Spring Sidney QF 791 12:15:15:35
Gio. 20 ago. Sidney Cairns QF 650 09:45-12:45
Ven. 28 ago. Cairns Singapore SQ 240 11:30-16:00
Singapore Roma SQ 340 23:30-06:30
Sab. 29 ago. Roma Milano AZ 2082 16:30-17:35

Primo viaggio lungo e prima esperienza in camper.
Siamo noi quattro: Diana e Maurizio con Andrea (9) e Greta (5 ½).

La vacanza inizia lunedì 3 agosto con il battesimo del volo per i ragazzi che è un banalissimo cortissimo Milano - Roma. Mentre le 13 ore di volo per Singapore vengono alleviate dallo schermo posto sullo schienale del posto di fronte così ognuno sceglie cosa fare. Ci sono diversi film e una miriade di giochi a disposizione. Andrea passerà tutte le 5 ore a disposizione incollato allo schermo. Quando si spegne per esaurimento del tempo concesso a ciascun passeggero tenta di fare cambio di posto con Greta per poter sfruttare il suo schermo ma lo obbligo a dormire un pochino e dopo un paio d'ore di sonno, qualche partita a carte, qualche disegno lo accontento altrimenti si annoia troppo e ci stressa.

Si arriva a Singapore dove sappiamo di avere a disposizione una giornata libera in attesa del volo per Darwin. L'intenzione era di farci un giretto della città sul pullman predisposto in questi casi dalla compagnia aerea ma la stanchezza si fa sentire. Greta si addormenta su una poltroncina a caso per cui ci rivolgiamo al banco dell'hotel service per farci trovare una camera. Quelle dell'aeroporto sono tutte già occupate ma ci trovano una camera in un bellissimo hotel vicino. L'occupazione diurna ci consente di usufruire di uno sconto del 50%, è sufficiente lasciare libera la camera entro le 18.
Lo shuttle service ci preleva e ci accompagna sia all'andata che al ritorno.

Alle 21:35 si decolla per Darwin dove arriviamo in piena notte. Chiedo alla hostess che ore sono e scopro che siamo 9 ore e mezza avanti rispetto all'Italia per cui regoliamo tutti gli orologi tranne uno che manteniamo con l'ora italiana.
Occupiamo la nostra camera al Novotel malvolentieri, sebbene stanchissimi nessuno ha sonno, ci sdraiamo a leggere e aspettiamo con trepidazione le 9 quando potremo andare a ritirare il camper.

Dopo semplici formalità e poche spiegazioni prendiamo possesso del nostro Spirit 4 Maui. La prima cosa da fare è la spesa ovviamente.
Ci fermiamo al primo supermercato e, onde evitare brutte sorprese, dato che non conosciamo il grado di sicurezza della zona, decidiamo di non lasciare il camper incustodito con tutti i nostri averi per cui Maurizio resta a far la guardia mentre i ragazzi ed io ci divertiamo a fare la nostra prima spesa all'altro capo del mondo.

Il supermercatino non è molto super ma pur essendo piccolo è ben rifornito e frutta e verdura sono stupende. Quando passiamo dalla cassa, avendo appunto preso frutta e verdura, ci viene consegnato un foglio con delle istruzioni che leggerò più tardi e vengono poi sigillati i sacchetti con una etichetta del negozio. Una gentilissima cassiera, intenerita dal mio sguardo perplesso, mi spiega brevemente che questo viene fatto per certificare che la frutta viene da coltivazioni e negozi controllati. C'è stata un'invasione di una mosca che attacca frutta e verdura e per fare in modo che l'epidemia non si estenda al di fuori della città usano questa precauzione. Mi spiega ancora, ma poi lo leggerò sul foglio che mi è stato dato, che devo mettere tutto nel frigo del camper, non possiamo aprire i sacchetti fino a che non saremo usciti dalla città e non avremo superato il posto di blocco. In caso contrario, qualora la polizia trovasse i sacchetti aperti, butterà via tutto.

Infatti, appena lasciamo Darwin in direzione Parco Kakadu i cartelli ci segnalano una piccola deviazione, ci fanno accostare a sinistra...che a noi sembra strano ma d'altronde è normale guidando alla "rovescia", dove c'è il posto di blocco.

Pensavamo ci chiedessero i documenti del camper, i nostri passaporti e invece i poliziotti volevano solo sapere se avevamo frutta e verdura, sono saliti sul camper, hanno curiosato negli armadietti, nel frigo, hanno controllato che i sacchetti fossero sigillati e corrispondessero a quando dichiarato dallo scontrino rilasciato dal supermercato poi ci hanno augurato buon viaggio.

-Certo che se tutte le volte che facciamo la spesa è così è un po' una scocciatura- ci siamo detti, consapevoli naturalmente che se sono arrivati a questo punto avranno dei buoni motivi, per cui ci adegueremo.

Invece allontanati da Darwin non c'è più stato alcun problema e abbiamo capito meglio le intenzioni delle autorità. Il territorio è talmente ampio (25 volte l'Italia) così selvaggio e scarsamente abitato (1/3 dell'Italia) che basta poco per turbarne l'equilibrio.

Percorriamo i 210 km verso est in direzione Kakadu National Park, 17.000 m2 di parco con 4 grandi fiumi, laghi, paludi di mangrovie, brughiera ma soprattutto paradiso per gli ornitologi, un po' come se il Lazio intero fosse un parco, con un paio di strade che l'attraversano, qualche barchetta sui laghi e tante casette di avvistamento nei pressi delle paludi. Si possono osservare gazze, aironi, pellicani, cormorani, ibis e una miriade di uccelli migratori.

Nei torrenti e nei billabong vivono i coccodrilli di acqua salata e di acqua dolce. Scendendo verso sud troviamo boschi di eucalipti interrotti da montagnole di termiti.

Si può girare agevolmente perché ad agosto è inverno - sebbene la temperatura equivalga alla nostra estate - perché, fossimo venuti durante la loro estate, qui sarebbe stato tutto allagato dalle innumerevoli piogge.

Sostiamo per la notte al Frontier Kakadu Lodge & Caravan Park. A parte la zona con i lodges chiamarlo campeggio è giusto una formalità, si entra in una zona del parco appena delimitata vastissima e ti dicono: parcheggia dove vuoi. C'è qualche tenda, qualche roulotte e diversi camper. Ci scegliamo un posticino lontano da tutti, tanto c'è talmente tanto posto.

Il camper è piccolino, noi siamo inesperti, abbiamo due valige grandi, rigide e pesanti da gestire ma in poco tempo trasformiamo la dinette in letto. Non abbiamo idea della escursione termica che ci potrebbe essere per cui, nel dubbio, metto a letto i ragazzi in mansarda con il piumone che abbiamo in dotazione. Penso che se ci è stato dato vorrà dire che di notte farà freddo e servirà, ma scoprirò più tardi che non ce sarebbe assolutamente stato bisogno.

Oltre al fuso orario che ci scombussola ancora un po' siamo talmente eccitati dalla sola esperienza del primo giorno, dagli animali che abbiamo visto che fatichiamo a prendere sonno.

Al mattino ci sveglia uno splendido sole, i ragazzi saltano giù dalla mansarda e non vedono l'ora di correre per il prato. Mentre si vestono sentiamo dei rumori vicino la porta....Greta apre e si trova di fronte un cangurino. Per un attimo si guardano sorpresi poi quando lei tenta di avvicinarsi, il canguretto si gira e scappa e la poverina lo insegue convinta di poterci giocare. Mi giro velocemente per agguantare la macchina fotografica ma quando scatto sono tutti e due già lontani che corrono tra gli alberi.
E' stata un'emozione talmente bella, inaspettata, unica che l'immagine resterà per sempre nei miei occhi.
E' anche per questo che al momento di dovermi scegliere un nickname non ho avuto dubbi ed è stato Wallaby, in onore del canguretto che ci ha accolto nella sua terra al nostro primo risveglio da camperisti in Australia quasi volesse darci il benvenuto.

Canguri ne incontreremo ancora tanti ma troppi anzi, la maggior parte, lungo il ciglio della strada. Vengono travolti dai road-train, gli enormi TIR con anche quattro rimorchi che viaggiano lungo la Stuart Highway. Difficilmente sopravvivono perché l'impatto è veramente tremendo.

La potenza, le dimensioni e la velocità sostenuta di questi mezzi fanno veramente impressione. Infatti, quando ce li vediamo venire incontro o li scorgiamo all'improvviso nello specchietto retrovisore, accostiamo sul ciglio della strada e aspettiamo che passino e, pur restando fermi lo spostamento d'aria ci fa sobbalzare.

Anche il nostro camper, come tutti i mezzi che vediamo in circolazione, è dotato di bull-bar nonché una griglia di protezione per il parabrezza proprio per proteggersi dagli incontri troppo ravvicinati con gli animali in circolazione. Ci è stato consigliato vivamente di non viaggiare di notte perché gli animali si muovono più che durante il giorno e, abbagliati dai fari, si spaventano, perdono l'orientamento e restano vittime di brutti incidenti.

In giornata visitiamo prima il Bowali Visitor Centre poi le rocce di arenaria e le gallerie di Nourlangie Rock dove possiamo ammirare i bellissimi dipinti aborigeni per poi dirigerci verso il Seeview point lungo la palude.
Dopo aver percorso ca. 100 km ci fermiamo per la notte al Cooinda Caravan Park.

E' venerdì e, dopo una gita sul battello lungo le Yellow Waters, coccodrilli inclusi, iniziamo il nostro viaggio lungo la Stuart Highway, la strada al centro dell'Australia che la percorre in tutta la sua lunghezza. Noi arriveremo solo fino a metà, la nostra meta è il Red Centre.

Ci trasferiamo a Katherine (260 km) per sostare al Katherine Gorge Campgroud. Al mattino dopo effettuiamo la gita alle Nitmiluk Gorge con picnic e bagno nel fiume, dove nuotiamo indisturbati nonostante i coccodrilli ma non siamo mica matti, si tratta dei Freshwaters, sono piccoli e non mangiano gli umani.

Percorriamo altri 130 km lungo questa arteria senza curve, una lunga striscia di asfalto il cui colore contrasta con l'incredibile azzurro del cielo terso, il grigio-verde dei cespugli di spinifex ed il rosso di questa terra meravigliosa.

Nel pomeriggio arriviamo a Mataranka, una specie di oasi nel deserto dove dovremmo trovare una piscina naturale.
Facciamo il check-in al Mataranka Homestead Resort & Caravan Park ed entriamo nel campeggio, carino, ombreggiato e talmente pieno di pappagalli grandi e piccoli, di ogni genere, grandi e bianchi con la cresta, piccoli e multicolori che sembra di essere in una voliera gigante. Ovunque ci sono trespoli e vaschette con cibo o acqua, loro ringraziano canticchiando e ci regalano allegria.

Nell'ufficio del campeggio trovo un libretto scritto nel 1908 da Mrs Anea Gunn, (We of the Never Never) ambientato proprio in questa zona, detta appunto Never Never. Lei racconta in prima persona di quando giovane sposina lascia la sicurezza ed il comfort di Melbourne per seguire il marito quando viene nominato direttore di una grande Cattle Station. Si trova ad essere una delle rare donne bianche della zona. La gente della stazione mal sopporta la nuova arrivata ma lei, paziente, con il suo spirito ed il suo calore si guadagna il loro affetto.
Fatico non poco, il mio inglese non è all'altezza di un libro scritto nei primi anni del '900, ma ne leggo alcuni tratti con piacere.

Dopo esserci scelti il nostro solito posticino isolato ci prepariamo per andare a fare il bagno.
Sono circa le 17 e un sacco di gente si dirige verso un fitto palmeto in costume, ciabatte, asciugamani e...ombrelli (?). Strana gente questi australiani. Resto un po' perplessa ma non dico niente. Ci avviamo e non appena entrati nel palmeto guardo in terra...sembra una superficie un po' strana, grigia, molliccia, sia sotto le palme che sul vialetto di accesso, tutto è ricoperto da questa cosa un po' sospetta. La gente apre gli ombrelli per cui istintivamente guardo in sù.
Uno spettacolo inimmaginabile. Migliaia e migliaia di pipistrelli sospesi sopra le nostre teste. Che fare? Indietro non si torna! E che sarà mai! Si va avanti verso la piscina termale (?).

Giunti alla piscina, bella, acqua calda e apparentemente pulita mi domando dove poter appoggiare gli asciugamani. L'unica soluzione è avvicinare tutte le nostre ciabatte, ripiegarli al rovescio alla perfezione e...sperare in bene.

Stiamo a mollo un'oretta poi vediamo che poco alla volta tutti se ne vanno. E' risaputo che i pipistrelli volano solo di notte per cui, essendoci ormai abituati agli orari australiani - il sorge sorge alle 7 e tramonta alle 19, e alle 19:15 è buio - insisto con Maurizio per tornare sui nostri passi e farci una sana doccia.

Poco dopo le 18:30, mentre inizia a calare il sole, cominciamo a veder partire i primi pipistrelli. I ragazzi sono affascinati, io un po' meno, così con la scusa di preparare la cena resto in camper mentre loro prendono la videocamera e riprendono per oltre mezz'ora, sigh, le migliaia di pipistrelli che puntano verso il sole occupando tutto lo spazio visivo. Li sentiremo poi rientrare tra le 5 e le 6 del mattino.

La domenica lunga tappa di trasferimento verso Tennant Creek (km 566) sempre dritto fino all'orizzonte tranne una sola ed unica curva che viene segnalata già un chilometro prima. Probabilmente per dare il tempo ai road-train di rallentare e poterla affrontare senza far danni. Infatti sono così lunghi perché non devono affrontare altre curve, fanno solo il tragitto da nord a sud o viceversa lungo queste migliaia di chilometri dritti dritti.

Per la notte ci fermiamo a una Road-house, uno dei tanti distributori di benzina tuttofare. Qui è così per tutti. C'è un distributore ogni 70/80 km ed ognuno ha il suo negozietto di alimentari, il bar, un piccolo ristoro e una area di sosta o un campeggio con attrezzature, docce, lavatrici ed asciugatrici.
Nonché, sul retro, un cimitero. Qui la città è lontana e non avrebbe senso seppellire i propri morti a centinaia di chilometri di distanza.

Come consigliatoci dal noleggiatore ogni volta che incontriamo un distributore facciamo il pieno onde non rischiare di rimanere in riserva, alla prossima area di servizio potrebbero aver terminato il carburante e magari si rischierebbe di dover aspettare dei giorni per il camion del rifornimento.

Allo stesso modo dicono che è sempre meglio andare in giro con il doppio del carburante che si ipotizza possa servire, soprattutto se non si conosce la strada. Ci si potrebbe perdere per cui bisogna avere carburante a sufficienza per poter tornare indietro.

Le strade che incrociamo lungo la Stuart Highway sono tutte sterrate e con le indicazioni ridotte al minimo, prima di accorgersi di aver preso quella sbagliata si rischia di fare 60/70 chilometri nel deserto inutilmente.
Ci è capitato di vedere uno steccato, di quelli bianchi bassi tipici delle fattorie, o una semplicissima recinzione che conduce verso una strada (sterrata) che chiaramente porta ad una fattoria ma magari c'è solo un piccolo cartello artigianale con il nome della tenuta e l'indicazione dei chilometri per raggiungerla, mai meno di 50, ma più spesso una settantina. Quando c'è il cartello, si è fortunati, altrimenti abbiamo visto segnali piuttosto empirici tipo dei rami messi in un determinato modo o una serie di pietre impilate piuttosto che uno straccio colorato attaccato ad un ramo, insomma tutte indicazioni piuttosto provvisorie, per cui è facile sbagliarsi.

Il lunedì altra tappa di trasferimento. Questa volta verso l'unica località al centro dell'Australia che si possa chiamare città. Ci fermiamo lungo il percorso ad ammirare i Devil's Marbles, centinaia di massi di granito sparsi su tutta la piana. Secondo i geologi essi rappresentano i resti delle antiche montagne che un tempo occupavano la zona ma, secondo le credenze aborigene, non sono altro che le uova di Wanabi, il Serpente dell'Arcobaleno. Come tutte le rocce che troveremo sul percorso, ricche di ferro e altri minerali, danno il meglio di sé se osservate al tramonto o nelle prime ore del mattino.

Arriviamo nel tardo pomeriggio ad Alice Spring e ci fermiamo per la notte al Mac Donnel Range Holiday Park dove, caso mai avessimo ancora dei dubbi, troviamo gente ospitale, cordiale, sinceramente interessata al prossimo ed a scambiare quattro chiacchiere. Tanto è vero che la loro usanza è, ogni domenica mattina, offrire il caffè a tutti gli ospiti. E' sufficiente presentarsi con la propria seggiolina e la propria mug intorno alle 10 del mattino alla reception così da per poter fare la conoscenza degli altri ospiti e scambiare informazioni.

Dopo una sana dormita ci troviamo belli vispi e pimpanti pronti per la tappa finale, quella che ci porterà alla nostra meta, alla ragione del nostro viaggio, al simbolo dell'Australia, al monolite più famoso al mondo. Ci separano 460 km che scorrono veloci nell'attesa di vedere la sagoma in lontananza.

Il bello di certe emozioni della vita è poterle assaporare nell'attesa, nel pregustare ciò che ci aspetta, nell'immaginare ciò che si vedrà. E' per questo che abbiamo deciso di percorrere questi 3000 km verso la nostra meta. Non sarebbe stata la stessa cosa arrivarci in aereo, fare il giretto e ripartire senza poter ammirare il paesaggio lungo il percorso, incontrare gli abitanti, poter scambiare quattro parole con questa gente ospitale ci ha fatto sentire parte del territorio.

I ragazzi scalpitano, a furia di sentire i racconti, le nostre spiegazioni sulla misteriosa formazione, abbiamo alimentato in loro l'attesa e la curiosità e adesso non ce la fanno proprio più e scrutano l'orizzonte alla ricerca di quell'ombra tanto attesa quando ad un certo momento, all'improvviso, eccola là.

Mancano ancora diversi chilometri che però finalmente percorriamo con l'immagine di fronte a noi che si ingrandisce sempre più e ci attira come un miraggio, è veramente immensa, un roccione poggiato in mezzo al deserto lungo 3600 mt. alto 348 e con una circonferenza di 9 km.

Ormai è quasi sera per cui ci fermiamo al campeggio nelle vicinanze e ammiriamo lo spettacolo dalla distanza. Aspettiamo domani mattina quando avremo tutta la giornata a disposizione per godercelo.
Appena scende il sole dobbiamo indossare maglioni, calzettoni e giubbotti, la temperatura crolla vertiginosamente e si rialzerà al mattino un'oretta dopo l'alba. Adesso sfruttiamo i piumoni che ci son stati dati.

Al mattino mi alzo alle 6 per poterlo fotografare con la luce dell'alba e scopro che fa veramente freddo, la maggior parte della gente in giro con le mie stesse intenzioni indossa giacche a vento proprio come se fossimo in montagna. Rientro in camper e aspetto un'oretta prima di svegliare i ragazzi.

Poi finalmente muoviamo il camper verso il parcheggio ai suoi piedi. Mentre i pullman scaricano gli immancabili giapponesi in guanti bianchi (in previsione di toccare la ferrata della salita) discutiamo cosa fare.
Maurizio e i ragazzi vogliono salire mentre io mi rifiuto in ogni modo. Uluru è un posto sacro per gli aborigeni, il nome aborigeno significa "Madre Terra" e in alcuni periodi dell'anno sono i soli ad avere accesso al sito per poter svolgere i loro riti. Non me la sento di profanare il loro luogo sacro. Ma insistono tutti, dicono che non si può arrivare fino qui e non salire per cui non potendo lasciare andare tutti e due i ragazzi da soli con Maurizio, a malincuore, indosso anch'io gli scarponcini da trekking.

La salita è ripida e pericolosa. Una specie di ferrata consente di sostenersi ma non ispira molta sicurezza tanto più se poi si pensa al momento della discesa. E poi io proprio non riesco, ogni passo verso l'alto mi pesa, è più forte di me, mi si chiede uno sforzo troppo grande non posso far questo agli aborigeni devo tornare giù. Insistendo sulla pericolosità dell'arrampicata, riesco almeno a convincere Greta che, sebbene a malincuore, mi accontenta e scendiamo.

Facciamo una bella passeggiata seguendo il sentiero che costeggia Uluru e troviamo tantissime incisioni, disegni di aborigeni. La guida che ci hanno consegnato all'ingresso del parco indica i luoghi sacri agli aborigeni in cui vengono svolte le cerimonie e dei cartelli ne vietano ovviamente l'accesso. Notiamo un sacco di animaletti strani di cui non conosco nemmeno il nome, fiori, piante grasse o semi-grasse (ca. 400 tipi di piante diverse) insomma la natura in mezzo al deserto ai piedi di questo ammasso di sedimenti, ricchissimo di ferro e chissà che altri minerali, depositati 600.000 anni fa quando il centro del continente era sommerso dall'oceano e spostati poi quasi verticalmente dai movimenti della terra.

Torniamo al camper per uno spuntino ed aspettiamo gli scalatori.
Tornano fuori di sé dalla gioia per l'emozione provata, con gli occhi che brillano dopo aver ammirato il panorama da lassù. Dopo uno spuntino anche per loro li convinco a fare la passeggiata che gira intorno.

Sono passate le 13 e il sole è a picco ma ci caliamo in testa i cappellini, prendiamo un paio di bottiglie di acqua e ci avviamo. Siamo gli unici, forse siamo degli incoscienti ma non ci potrebbe fermare nessuno.
I turisti arrivati coi pullman o salgono o gironzolano e poi, dopo solo un'ora, sono richiamati dalle guide e devono ripartire. Noi sorridiamo, guardiamo il nostro camperino che ci consente indipendenza e ci permette di starcene qui tutto il tempo che vogliamo.

Passiamo da una zona dove si può chiaramente immaginare ci sia un po' d'ombra, in alcune ore del giorno, perché la vegetazione è chiaramente più rigogliosa, di un verde brillante ancora più bello in contrasto con il rosso delle rocce. Troviamo una cascatella, delle grotte e in un anfratto possiamo notare chiaramente il disegno di un aereo. Ingenuamente, anzi con un po' di malizia, pensiamo sia stato qualche turista burlone poi però ci viene in aiuto un ranger del parco che arriva poco dopo con un gruppetto di turisti australiani, il quale spiega che un ragazzino aborigeno, negli anni trenta, vide questa cosa strana in cielo mentre sorvolava la zona e decise di fermare l'immagine nella roccia.

Ammiriamo sempre con piacere il paesaggio ma il caldo (30°) e la stanchezza cominciano a farsi sentire infatti i ragazzi cominciano a brontolare e ogni tanto, quando trovano un cespuglio un po' più grande, si siedono in cerca di ombra e riposo.

Poi finalmente si completa il giro e si torna al camper col quale ci allontaniamo per poter ammirare lo spettacolo dalla distanza. Il bello di poter restare tutta la giornata è la possibilità di poter osservare i mutamenti cromatici della roccia che dall'alba al tramonto si tinge di grigio, marrone, rosa, giallo, arancio, rosso, viola, blu, nero a seconda anche delle condizioni atmosferiche. Sebbene non ci siano nubi nemmeno all'orizzonte la sola inclinazione diversa rispetto al sole, la luce che varia durante lo scorrere delle ore rendono sempre diversa l'immagine ai nostri occhi.

Ci fermiamo a fare acquisti al Visitor Centre del parco e anche qui Greta si toglie le scarpe e vuol camminare scalza come vede fare a tutti i ragazzini aborigeni per cui la lasciamo fare raccomandandole di stare sul sentiero e non avventurarsi in mezzo ai cespugli. Adora camminare su questa calda e finissima terra rossa.

Ci fermiamo per la notte al campeggio del parco.
Restiamo un altro giorno nel parco e ci spostiamo verso le Olgas. Un gruppo di 36 monoliti simili per materiale e conformazione ma decisamente di dimensioni inferiori. Qui non ci avventuriamo all'interno perché, dato il rischio di perdersi nel dedalo di montagnole, è consigliabile entrarci solo con una guida del posto.

Nel pomeriggio ci spostiamo per tornare verso Alice Spring e dopo 287 km ci fermiamo per la notte all'Erldunda Roadhouse. Si trova sull'unico bivio della strada, c'è un grosso distributore di benzina, un'area sosta con tanto di lavatrice e asciugatrice che vengono prontamente messe in funzione ed anche una specie di zoo. Scopriamo che il proprietario della road-house si prende cura tutti gli animali che vengono investiti lungo la Stuart Highway. Se dopo le cure si pensa siano in grado di poter tornare alla vita selvaggia vengono liberati altrimenti restano in questa specie di zoo dove possiamo vedere struzzi, avvoltoi, emu e naturalmente canguri di ogni tipo. Ce n'é addirittura uno senza coda, sopravvissuto ad un incidente è riuscito ad adattarsi alla nuova condizione e riesce a muoversi pur non avendo quel grande strumento di bilanciamento che è la coda per i canguri.

Venerdì 14 agosto percorriamo i restanti 200 km che ci separano da Alice Spring dove ovviamente torniamo al nostro campeggio preferito.
Visitiamo la graziosa cittadina, Maurizio dice che ci si vuol trasferire, la gente è cordiale, rilassata, il tempo perfetto, caldo e secco, insomma un posticino veramente invitante. Un po' fuori dal mondo ma splendido.

Portiamo i ragazzi a visitare la School of the Air. Una scuola istituita via radio per tutti i ragazzini delle fattorie. Assistiamo ad una lezione dove vediamo all'opera l'insegnante di musica in uno studio, anziché in una classe, collegata via radio con i suoi alunni i quali a loro volta hanno un impianto simile e possono, oltre ad ascoltare, interagire con l'insegnante, rispondere alle domande o porre quesiti.

Ogni fattoria adibisce una stanza ad aula scolastica, con i disegni alle pareti, lo scaffale con i libri e il banco di ciascuno ma al posto della cattedra c'è un impianto radio e dei compagni di scuola si ascolta la voce lontana centinaia di chilometri. I compiti vengono spediti e rispediti corretti, una volta l'anno l'insegnante prendere una aeroplanino e visita i suoi alunni sul posto, fattoria per fattoria mentre alla fine dell'anno scolastico succede l'inverso e tutti i ragazzi e le loro famiglie si spostano verso la scuola per una grande festa.

Un servizio similare c'è anche per quanto riguarda le cure mediche, il dottore, se proprio serve, arriva via aerea con il Royal Flying Doctor Service.
Visitiamo le Anzac Hill per una veduta dall'altro e il centro cittadino, il Todd Mall mentre il giorno dopo ci dedichiamo alla catena montuosa delle Mc Donnel Ranger, rilievi paralleli di quarzite rossa ed arenaria che si estendono per centinaia di chilometri ma noi ovviamente possiamo solo fare una breve escursione.

Domenica 16 agosto è il giorno della partenza per cui riconsegnamo il camper alla sede Maui di Alice Spring e il noleggiatore rimane molto stupito dei chilometri fatti e di vedere una famiglia italiana in giro in solitaria con dei ragazzini. Capisce la passione che ci abbiamo messo e quanto amiamo il suo paese così su due piedi mi suggerisce un itinerario un po' più selvaggio per la prossima volta. Perché sappiamo che ci sarà una "prossima volta" dobbiamo solo poter aspettare pazientemente perché quando ci torneremo vogliamo poter restare molto ma molto più di un mese. A tutt'oggi non è ancora fattibile ma siamo pazienti e prima o poi ci riusciremo.

Voliamo verso Sidney dove abbiamo prenotato un appartamento per quattro giorni all'Astor Goldsbrough sul Darling Harbour. E' un appartamento magnifico su due piani, ad angolo, con bellissime vetrate che ci permettono di godere della splendida vista sulla zona dell'Harbour e della città con cucina attrezzatissima, bagno e sala da pranzo e salotto con TV, al piano sotto abbiamo due camere, ciascuna con TV e bagno di cui uno con lavatrice ed asciugatrice.
E' un antico deposito del cotone ristrutturato parte in albergo e parte in appartamenti sia in vendita che in affitto. Al piano terra ci sono negozi, bar e ristoranti. C'è anche una agenzia immobiliare e andiamo a curiosare i prezzi degli appartamenti così scopriamo, con nostra grande sorpresa, che un appartamento tipo quello che occupiamo noi costa tanto quanto un appartamento medio della periferia di Milano e restiamo senza parole.

Le giornate a disposizione le trascorriamo girando la città a piedi o sulla monorotaia con calma, assaporando sempre più il modo di vivere degli australiani. Visitiamo il Tarunga Zoo all'altro capo della baia, andiamo all'Harbour Bridge e all'Opera House. Al Giardino Botanico incontriamo una famiglia di immigrati italiani che vivono a Melbourne i quali insistono per offrirci un caffè e coi quali passiamo volentieri un'oretta a chiacchierare e farci raccontare la loro vita.

Sono talmente integrati, si trovano talmente bene, che ci confidano che non sanno se torneranno ancora in Italia a trovare i parenti, come abitualmente fanno ogni due anni, perché non si può più stare in Italia, troppo caos, troppe brutte cose, troppa gente...e poi...guidate strano! Ormai sono australiani fino al midollo non si rendono neanche conto che sono loro a guidare "strano".
Il Giardino è bellissimo, troviamo piante che da noi abitualmente sono considerate da appartamento mentre qui crescono rigogliose e hanno misure spropositate.

Nel parco la gente circola liberamente sui prati, i cani corrono felici ed un gruppo di studenti attira la nostra attenzione. Sono tutti in uniforme, non la chiamerei divisa perché non divide ma unisce, uniforma appunto i ragazzi e le ragazze, li rende immediatamente riconoscibili nella massa di gente e rende tutti uguali, allo stesso livello. Senza distinzioni, senza apparente differenza sociale. I ragazzi indossano dei pantaloncini blu mentre le ragazze una gonnellina a pieghe blu entrambe con camicia bianca a maniche corte, calzettoni bianchi e scarpe blu. Ne vedremo anche altri con le stesse caratteristiche ma differenziandosi per la fantasia dei tessuti in tinta unita o scozzesi. E' un bello spettacolo.

Giriamo diversi parchi giochi dove i ragazzi hanno sempre modo di giocare con qualche ragazzino e noi di chiacchierare con i genitori. Le giornate scorrono nella totale rilassatezza che la città ispira. Si passeggia, ci si guarda in giro e troviamo sempre qualcosa che attira la nostra attenzione.
Portiamo i ragazzi all'acquario e facciamo un giretto anche al grande magazzino nel Queen Victoria Building. Un'occhiata alla famosa Bondi Beach popolata da surfisti e poi ci prepariamo a lasciare questa splendida città.

Siamo a giovedì 20 agosto e un altro volo della Qantas ci porta nel Queensland, a Cairns dove avevamo già prenotato una settimana in un residence sul mare pensando poi di noleggiare un'auto pentendoci di non aver prenotato anche qui un camper a noleggio ma d'altronde non potevamo pensare che ci sarebbe piaciuto così tanto. Ci installiamo al Coral Sands on Trinity Beach, piccolo residence appena fuori Cairns.
Anche qui un bellissimo appartamento super accessoriato, una bella terrazza con vista sulla piscina ed una calda atmosfera famigliare.
Ci facciamo indicare il supermercato più vicino (a ca. due km) e la ragazza della reception ci informa che comunicando alla cassiera che siamo ospiti del residence provvedono loro ad accompagnarci portandoci la spesa. Mi sembra una cosa talmente strana che penso di aver capito male.

Facciamo quattro passi verso i negozi e attraversando un parco troviamo una coppia di neo sposi in posa per le foto di rito. L'atmosfera è veramente simpatica, il padre di uno dei due li segue con un cestello di birre, i ragazzi sdraiati nel prato a chiacchierare fanno battute e tutti ridono e scherzano con tutti li salutiamo anche noi augurandolo loro una vita serena.
Effettivamente il supermercato è lontanuccio e la spesa è pesantina per cui provo a chiedere timidamente se esiste un servizio di consegna a domicilio. Un ragazzo che ha l'aria del capo mi dice che se aspettiamo un attimo ci accompagna lui. Infatti poco dopo accosta una station wagon che carica noi e la spesa e in pochi istanti ci deposita di fronte al residence. Seppure rimasti senza parole cerchiamo di pagare il servizio ma possiamo solo ringraziarlo calorosamente e quasi si sorprende della nostra meraviglia, dice che per lui è normale.

Dire che gli australiani siano gente semplice e ospitale mi sembra riduttivo ma la familiarità con la quale si viene accolti non ha termini di paragone dalle nostre parti. Maurizio, pur parlando poche parole di inglese, fa amicizia con Robert, sa il diavolo come fanno a capirsi, ma è troppo forte vederli alla sera quando fanno la passeggiata per buttare l'immondizia, sembrano amici da sempre.
Ci racconta che in questo periodo dell'anno viene da Melbourne, dove vive ed è inverno (12°-15°), per poter stare un po' al caldo. Ha una bimba deliziosa di due anni di nome Jacky che gioca in piscina con Greta, si divertono un sacco anche se una non parla e l'altra parla solo italiano, ma sono uno spettacolo ed è una gioia vederle giocare assieme.

Passiamo il venerdì a spasso per Cairns, capitale informale del nord del Queensland, dall'aria tropicale e base di partenza per la Grande Barriera Corallina e le isole tropicali. L'atmosfera è un po' hippy, ci sono un sacco di localini, pub, discoteche e alberghetti carini. Anche qui come al solito Greta vuole camminare scalza. Anche se non siamo più nel deserto ma in città quasi tutti i ragazzi girano scalzi, sia gli aborigeni che i neo hippy.
Prenotiamo la gita alla Barriera Corallina con un catamarano veloce per mercoledì.

Sabato lo passiamo un po' gironzolando per Trinity Beach e un po' in spiaggia dove naturalmente i ragazzi trovano giochi e compagni di gioco. Il mare è leggermente mosso e l'acqua non è trasparente e ci spiegano che in questa stagione è normale. Vediamo le reti anti-squalo e non ci viene troppa voglia di fare il bagno in quell'acqua torbida dove temiamo di vedere spuntare una pinna minacciosa, metti che c'è un buco nella rete?
L'alternativa, nel periodo in cui c'è l'acqua limpida, è essere attaccati da una medusa pericolosissima detta Jellyfish, la sua puntura oltre ad essere molto dolorosa attacca i centri nervosi e potrebbe portare ad un arresto cardiaco.
Difatti vediamo sulla spiaggia, ogni 50 mt. ca. i cartelli di avvertimento con tutte le precauzioni da usare e le norme di soccorso in caso si fosse attaccati da questa medusa. Ci sono dei bidoncini da 5 lt. di aceto che deve essere immediatamente versato sulla parte colpita portando comunque la persona al più vicino ospedale con la massima urgenza.
L'altro incontro alternativo che si può fare è quando, nella stagione delle piogge, si ingrossano i fiumi che permettono ai coccodrilli (i saltwater, quelli grossi che gradiscono la carne umana) di raggiungere il mare.
Insomma non è che ci viene tanta voglia di fare il bagno.

Domenica decidiamo di visitare la foresta pluviale e salire a Kuranda.
Da Cairns un trenino che vorrebbe essere d'epoca ci porta sulla collina, passando di fronte alle Cascate di Barron, attraversando la foresta ci porta a questo paesino un po' troppo "da turisti" con bancarelle, e attrazioni varie ma lo spettacolo della natura ci fa dimenticare l'aspetto prettamente commerciale.
Bouganville giganti ci sorprendono qui e là, orchidee in ogni dove, quelle che noi chiamiamo Stelle di Natale, qui le troviamo alte almeno tre metri, con fiori giganti e foglie brillanti.

All'ora di pranzo addocchiamo, lungo il fiume, una bellissima ed invitante area picnic. Scendiamo e i ragazzi corrono verso uno dei tavoli liberi. Greta si toglie subito le scarpe e si siede mettendo le gambe sotto il tavolo quando la sentiamo urlare.
Tenta di scappare ma è spaventatissima e non sa neanche lei cosa fare mi dice "che male che male aiuto" e non capiamo. Subito accorrono diverse persone e cerchiamo di capire cosa sia successo. Dice di avere sentito come mille spilli nei piedi e sente molto dolore. Chiedo quindi alla gente presente (tutti australiani) se possono capire da che cosa può essere stata punta, se è pericoloso e se dobbiamo portarla ad un pronto soccorso.
Un signore gentilmente va a guardare sotto il nostro tavolo e scopre un nido di non so che tipo di zanzara dal nome assurdo che non ricordo. Io ho sempre nello zaino qualcosina di pronto soccorso ma il mio polaramin a questi insetti fa il solletico per cui una signora corre verso la sua borsa e poi spalma i piedini di Greta con la sua pomata australiana per insetti australiani.

Nel giro di poco tutto torna alla normalità, ci hanno tranquillizzato sulla non pericolosità dell'insetto dispettoso e la pomata comincia a fare effetto, il dolore diminuisce, per cui cerchiamo un altro tavolo libero e ci dedichiamo al nostro spuntino.

Terminiamo di mangiare velocemente perché sarebbe nostra intenzione cercare in ogni caso un medico o una farmacia per poter capire qualcosa di più su quanto è capitato e poter comprare una crema adeguata. Maurizio si mette Greta sulle spalle e quando ci allontaniamo tutti ci salutano calorosamente.

Troviamo la farmacia ma è chiusa mentre nel frattempo Greta si sente decisamente meglio, ha rimesso le scarpe e dice di poter camminare per cui ci dirigiamo verso la cabinovia che ci riporterà ai piedi della collina.
Dopo poco ci accorgiamo che, pur non sentendo più dolore, i piedi di Greta si stanno gonfiando in maniera preoccupante per cui le facciamo nuovamente togliere le scarpe e cerchiamo di farle tenere le gambe sollevate.

Saliamo sulla cabinovia e ci godiamo lo spettacolo della foresta pluviale dall'alto. Poi a metà strada la cabinovia effettua una fermata per permettere di scendere e fare quattro passi nella foresta, grazie al cielo i piedini vanno meglio e Greta ci segue senza fiatare. Peccato che dopo un attimo di accorgiamo che c'è anche una coppia che ci segue. Inizialmente pensiamo sia un caso poi la cosa diventa un po' troppo esplicita per cui li guardiamo per benino per capirne le intenzioni quando lui si rivolge a noi cercando di attaccare discorso.
Ovviamente lo stiamo ad ascoltare incuriositi e ci racconta che è un ragazzo di origini italiane nato in Australia, che ci sta vicino perché adora sentire parlare in italiano i bambini. Ci spiega che conosce diverse famiglie di italiani che purtroppo non insegnano più l'italiano ai nuovi nati ma li abituano, anche in famiglia, a parlare inglese. A lui dispiace tantissimo sia per la perdita della lingua madre per le nuove generazioni sia perché gli piace proprio la musicalità dell'italiano pronunciato dai bambini. Ci sentiamo quasi stupidi ad aver dubitato della buona fede di questo ragazzo e quando ci salutiamo anche lui contribuisce ad aggiungere un altro bel ricordo da conservare.
Riprendiamo la cabinovia e poi con un autobus di linea rientriamo a casa.

Lunedì vorremmo visitare Port Douglas che dista 70 km in direzione nord ma ci dicono che è diventata un po' troppo turistica ed ha perso il suo fascino di piccolo porto di pescatori riempiendosi di alberghi, campeggi e ristoranti ma ci consigliano Palm Cove, più vicina e più caratteristica. Seguiamo il consiglio e visitiamo il grazioso paesino facendo anche una sosta in spiaggia dove naturalmente i ragazzi riescono a giocare in compagnia e noi ci rilassiamo all'ombra delle palme.
Vorremmo andare verso Cape Tribulation e Cape York ma ci dicono che dovremmo noleggiare un Land Rover ed essere preferibilmente in compagnia di un altro equipaggio per cui passiamo il martedì a Trinity Beach in attesa della grande gita del giorno dopo.

Mercoledì ci rechiamo al porto di Cairns dove veniamo imbarcati su di un grandissimo e bellissimo catamarano della Quicksilver, come è già capitato siamo i soli italiani a bordo. In un'ora ca. ci porta sulla Grande Barriera Corallina.
Una vera meraviglia della natura, che si estende più di 2000 km lungo la costa orientale, visibile perfino dalla luna.
Attracchiamo ad una piattaforma galleggiante sulla quale troviamo dei grandi contenitori con a disposizione pinne, boccagli, giubbotti e, per i più esperti bombole e tutta l'attrezzatura per immersioni più "serie" ma è già una meraviglia così. Fortunatamente ci siamo procurati una macchina fotografica subacquea di quelle usa e getta che ci permette di immortalare un sacco di pesci. Da una cernia gigantesca ad uno squaletto di un metro passando per pesciolozzi di ogni colore e forma, conchiglie giganti e stelle marine di diversi colori.

Dei ragazzi dell'equipaggio buttano del cibo in mare ed i pesci arrivano in massa mentre siamo in acqua e ci nuotano tra le gambe. Quando Andrea chiama sua sorella e le grida di guardare sotto lei si trova circondata da pesci rossi ciccioni e lunghi una quarantina di centimetri che la spaventano, caccia un urlo e scappa verso la piattaforma, in un attimo la vedo sulla scaletta, credo sia riuscita a camminare sull'acqua è stata velocissima e non ci sarà più verso di farla tornare in acqua.

Dopo un po' risalgo anch'io per farle compagnia e decidiamo di salire su di un piccolo sommergibile che ci porta, con tutta sicurezza, a perlustrare il fondo e lì almeno si sente al sicuro. Anche se và detto che tutti i torti non ce li ha visto che c'è un uomo dell'equipaggio di vedetta in cima alla piattaforma col binocolo che controlla eventuali avvicinamenti sospetti e altri due su due moto d'acqua che continuano ad andare avanti e indietro con il compito di tenere lontani gli squali.

Quando ci richiamano con una sirena troviamo ad aspettarci sul catamarano un incredibile ed invitante buffet. Sebbene soffra un po' di mal di mare non resisto e assaggio ogni cosa incrociando le dita sperando in un viaggio di ritorno senza brutte "sorprese".
Fortunatamente il rientro è molto più tranquillo del viaggio di andata, sbarchiamo a Palm Cove e prendiamo il pullman di linea che ci riporta a Trinity Beach.

Passiamo il giovedì a crogiolarci nei ricordi mentre rifacciamo i bagagli.
Domani si parte verso Singapore per poi proseguire in serata per Roma dove arriviamo stanchissimi e tristissimi sabato mattina alle 6 (ora italiana) la coincidenza per Milano non è proprio una coincidenza perché dobbiamo aspettare fino alle 16:30.
Il jet lag durerà circa sei mesi. Arriva Natale che siamo ancora "rimbambiti" d'Australia. E' stato un viaggio incredibile, ogni giorno abbiamo fatto qualche scoperta, abbiamo visto cose talmente diverse da quelle cui siamo abituati che ci risulta poi tutto troppo diverso monotono e banale.
Siamo stati folgorati, è stato un amore immediato e totale. Se è vero che esiste il mal d'Africa noi possiamo testimoniare che esiste il mal d'Australia.

Tralascio volutamente di parlare del popolo aborigeno per il quale ho il massimo rispetto e sul quale avrei da scrivere un libro, se ne fossi capace. Mi si è stretto il cuore nel vedere le loro casupole in specie di riserve ai margini delle cittadine, i ragazzi più grandicelli abbandonati sotto gli eucalipti con in mano una bottiglia di birra, mi hanno emozionato gli sguardi dolci delle donne e mi hanno fatto sorridere i volti dei bambini, bellissimi coi loro occhioni brillanti incorniciati dai riccioli biondi.

Adoro la loro cultura, il loro amore per la terra e odio profondamente chi li ha uccisi, li ha segregati, ha portato via i loro figli e ha fatto di tutto per annientare questo grande popolo, un gruppo etnico veramente unico, che ignora il significato del termine razzismo e si cura solo degli altri esseri umani e dell'ambiente.


Il Tempo del Sogno
Il mondo era una landa desolata, priva di vita e avvolta nella notte. Poi dal cuore della Terra, giunsero gli Antenati, nobili esseri sovrannaturali, giganti erratici in cui si fondevano ambiguamente la natura umana, animale e vegetale. Vagando attraverso territori infiniti, plasmavano il paesaggio con il loro canto: creavano fiumi, montagne, caverne. Al loro passaggio generavano la vita delle piante, degli animali e dell'uomo. La vita si fondeva con la Terra e dava origine ad una nuova vita, in un tempo senza fine.
Per gli aborigeni questo è il Tjukurapa, il tempo epico della creazione. L'Epoca del Sogno in cui passato e presente si mescolano perdendo il loro significato temporale. Un'era mitica consacrata dalla presenza degli Antenati: apparsi sotto forma di canguri, wallaby, emu, lucertole, uomini e donne.
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(Marco Moretti)

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Gli Antenati si crearono da sé con l'argilla, migliaia e migliaia, uno per ogni specie totemica. Perciò quando un aborigeno ti dice: "Io ho un sogno wallaby" intende "il mio totem è wallaby, sono un membro del clan wallaby". "Quindi un sogno è l'emblema di un clan? Un contrassegno per distinguere "noi" da "loro"? Il "nostro" paese dal "loro" paese? "E' molto di più", rispose. Ogni uomo-wallaby credeva di discendere da un Padre-wallaby, antenato di tutti gli altri uomini-wallaby e di tutti i wallaby del mondo. Perciò i wallaby erano suoi fratelli; uccidere uno di loro per cibarsene era sia fratricidio che cannibalismo.
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(Bruce Chatwin)